Elezioni FIGC: è fallimento. La palla passa a Malagò

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Con la mancata elezione del nuovo presidente federale il nostro calcio ha toccato il fondo.

Perché se l’esclusione dal Mondiale ha dato agli italiani un dispiacere incommensurabile, il lato positivo era che almeno avremmo avuto la possibilità, toccando il fondo, per ripartire di slancio.

Invece nulla di fatto, troppi interessi, troppi accordi da chiudere e poltrone da mantenere.

Ora non resta che sperare nel CONI e in Malagò.

da gazzetta.it

E ora sia convocato d’urgenza il commissario Maigret. O Montalbano se preferite. Anzi, scenda direttamente in campo l’ispettore Jacques Clouseau perché solo il sublime Peter Sellers nei panni della Pantera Rosa potrebbe far luce sul mistero buffo del calcio italiano che, nel giorno delle elezioni, decide di non decidere. Di fare autogol. Di consegnarsi, scheda bianca e mani alzate, al grande “nemico”. Ovvero all’autorità costituita rappresentata dal presidente del Coni Giovanni Malagò il quale, con astuzia perfida e una buona dose di fortuna, ha atteso che l’allegra brigata dei contendenti alla Figc si schiantasse da sola contro un muro. Li aveva avvertiti. E ciò fa di lui – nella sconfitta del buon senso – il vincitore di giornata. Ma a che prezzo…

IMPOTENTI — Ieri la nostra pelota sgonfia è caduta che più in basso non si può. La data della storica figuraccia mondiale con la Svezia è scolpita nella pietra: 13 novembre 2017. Per uscirne ci voleva un’idea forte. Bene. In due mesi e mezzo di gestazione, la natura provvede ampiamente alla nascita di un bel gatto e, con una settimana in più, persino di un leopardo. In 77 giorni, invece, il sistema calcio non è stato capace di partorire un topolino e si è condannato all’irrilevanza. Milioni di tifosi, pomposamente chiamati stakeholders ma mai realmente rappresentati e tutelati, ne subiscono il fallimento. Sarebbe ingeneroso addossare ai tre contendenti alla presidenza le responsabilità, anzi le irresponsabilità, di un intero movimento. Semplicemente ne rappresentano bene l’impotenza. Sibilia è un politico di lungo corso e come tale si è comportato sbagliando i calcoli e accompagnando nel disastro il suo grande elettore Lotito. Gravina, che nel lotto mi è parso il più preparato, ha pagato l’usura di una lunga presenza ai vertici. Tommasi, a cui va riconosciuta una pervicace coerenza, in realtà ha rinunciato a vincere e quindi a governare: può darsi che si sia guadagnato una posizione migliore nella partita a scacchi che seguirà ma non c’è sconfitta concreta (e di tutti) che possa essere trasformata in vittoria morale.

E’ morto l’ex CT della Nazionale Azeglio Vicini

AMBIZIONE — Adesso palla al commissario. Personalmente non ho mai amato l’uomo del destino ma visto che ci tocca, il catalogo è questo… In un tempo ragionevolmente lungo, un anno almeno, dovrà rifondare la Federazione; cambiare l’aritmetica assurda prevista dallo statuto modificando i pesi delle componenti e i criteri di rappresentanza così che la metà più uno possa finalmente decidere; dare una prospettiva al litigioso condominio della serie A; porre le basi per la riforma dei campionati e dei centri federali; trovare un c.t. della Nazionale capace di imprimere vigore al cambiamento. Programma ambizioso per un uomo ambizioso. Inutile sfogliare la margherita del totonomine. Il commissario può avere un solo volto: quello di Giovanni Malagò. Ha reclamato a lungo il pallone. Ora scenda in campo e lo giochi. L’umore generale è quello che è, ma non saremo spettatori pronti a fischiarlo: la partita è decisiva e se vince lui alla fine vinciamo tutti noi.

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