Darmian e Rizzitelli: questione di pali!

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Gian Piero Ventura selezionava i giocatori da mandare in campo come un tedesco sceglie le scarpe per l’estate; Carlo Tavecchio pensa più (diremmo solo) alla poltrona che al calcio italiano; Gianni Infantino (presidente svizzero della FIFA) ha mandato a Solna un arbitro di wrestling (a Çakιr mancava solo la classica maglietta a righe bianche e nere).

Nonostante tutto questo, però, l’Italia è andata a pochi centimetri da Russia 2018.
Il palo colpito da Darmian alla Friends Arena di Solna ci ha ricordato quello centrato da Rizzitelli nell’ottobre del 1991 in occasione dello spareggio per Euro 1992.
A proposito: quello spareggio lo perdemmo con l’URSS (poi divenuta CSI e ora soprattutto Russia) e non andammo in Svezia: te pareva!

Da www.calcioromantico.com.

12 OTTOBRE 1991: “SE QUEL PALO SAREBBE ENTRATO IN GOL…”

Novembre 1991, la Roma gioca a San Siro col Milan, in tribuna c’è anche il neo ct azzurro Sacchi. Il centrocampista giallorosso Piacentini colpisce un palo sullo 0-0, poi i rossoneri dilagano 4-1. Nelle interviste postpartita, l’attaccante romanista Ruggiero Rizzitelli condensa in poche parole errori sintattici, miracoli della fisica e filosofia spicciola del pallone:

Il calcio è questo. Forse, se quel palo sarebbe entrato in gol, forse sarebbe cambiato qualcosa.

Già, se quel palo sarebbe entrato.  La frase, però, più che alla partita di Milano, fa pensare a quanto successo neanche un mese prima a Mosca, il giorno in cui un legno colpito proprio da Rizzitelli…  ma andiamo con ordine.

Inchiodati alla poltrona!

La squadra sembra risentire di questa incertezza e inanella prestazioni opache. Se lo 0-0 di Roma contro l’Unione Sovietica ci può stare, data la caratura e il gioco messo in mostra dagli avversari (e l’occasione divorata da Protasov a tu per tu con Zenga), il pareggio in Ungheria nel settembre del 1990 e, soprattutto, il 2-1 subito in Norvegia nel giugno del 1991 pregiudicano di fatto la qualificazione. Tanto che il processo di dismissione di Vicini ne risulta accelerato: se l’Italia non vince a Mosca il 12 ottobre 1991, il presidente della FIGC Matarrese darà la guida della nazionale ad Arrigo Sacchi, il cui rapporto col Milan si è appena concluso.
Date le premesse, è facile capire come va a finire. L’URSS degli “italiani” Mikhajlichenko, Shalimov, Kolyvanov e Alejnikov non si danna l’anima per vincere o comunque fa meno di quanto fatto a Roma l’anno prima. L’Italia esce alla distanza e, dopo l’entrata di Mancini nel secondo tempo, cerca con più convinzione il gol che la rimetterebbe in corsa per la fase finale degli Europei. A un tratto, su cross dalla destra di Crippa, la palla arriva a Ruggiero Rizzitelli che di sinistro incrocia dove Cherchesov non può arrivare, ma la palla si stampa sul palo.

Eh, se quel palo sarebbe entrato, in fondo sarebbe cambiato poco. I vertici federali avevano già deciso, l’esperienza di Vicini sulla panchina italiana era ormai al capolinea. Una nuova era, in cui a guidare la nazionale non sarebbero stati più i tecnici federali, era ormai alle porte.

Pronostici Premier League russa.

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